Levania 6 sarà..Deborah Woodard

Fare collage di vite. La poesia di Deborah Woodard

di Albert Sbragia

 

Un’immagine della poetessa al lavoro: china su bozze di propri testi accumulate nel tempo, taglia, combina, attacca con lo scotch mezze righe su un foglio bianco, ricontestualizzandole in ‘racconti’ biografici, reali o di fantasia, che formano il nucleo di nuove poesie. Poi, sulla tastiera, procede alla redazione, introducendo modifiche ai ritagli utilizzati: così che la poesia, una volta finita, emerge come una specie di inconscio revisionato. Da tale procedura nascono quelle biografie ‘allusive’ che costituiscono il lavoro di Woodard fino a oggi più notevole: “Borrowed Tales” (cioè “Racconti in prestito”), del 2012. Sono frammenti di vite ‒ persone, personaggi, oggetti ‒ che, scaturite da quel collage, scoppiano di accostamenti imprevisti, si presentano oblique e intrise di una pluralità di significati, piene di disgiunture di tempo e spazio, fatte di un viavai di memorie e dimenticanze. La tecnica impiegata produce versi lunghi, lussureggianti, quasi ‘tangibili’: simili alla prosa, sono però impregnati di colla poetica: metrica, ritmo, suono di allitterazioni, rime interne e ripetizioni. Il numero 6 di LEVANIA pubblica due testi di Woodard.

 

“Musa di scuola media in costume da bagno” è l’unica poesia propriamente autobiografica di “Borrowed Tales” ed è l’unico testo dell’ultima sezione della raccolta, intitolata “Deborah”. Inizialmente nascosta dietro la metafora protettiva dell’elefante in corsa, la fragilità adolescente e un immobilizzante imbarazzo irrompono all'improvviso attraverso il cavallo liso di un costume da bagno di seconda mano, e non si può che soffrire con lei di quella insopportabile situazione. A bordo piscina, incapace di sottrarsi fisicamente al suo destino, ricorre disperatamente alla madre che non ha più, rievocabile soltanto tramite fugaci ricordi ed enigmatiche allusioni. 

“Hunter Mnemonic 5” scaturisce dallo stesso procedimento. È la quinta di una serie di poesie, fra loro diverse ma strettamente collegate, che si riferiscono alla passeggiata di una bambina con sua madre nella foresta. Nei cinque testi ricorrono le stesse immagini: il cacciatore, la casetta, i ratti, il plaid rosso, i lacci, la confusione della piccola tra un borgo nel Vermont chiamato Gerusalemme e la "vera" Gerusalemme.

L'Italia e la poesia italiana - e in particolare Amelia Rosselli - sono punti di riferimento importanti per Woodard. Di Rosselli è traduttrice entusiasta, e ha pubblicato finora "The Dragonfly: a Selection of Poems 1953-1981 (con Giuseppe Leporace, Chelsea Editions, 2009) e "Hospital Series" (con Roberta Antognini e Giuseppe Leporace, New Directions Books, 2015), mentre è in cerca di un editore per la traduzione del "Diario ottuso". Woodard, che definisce Rosselli “un pozzo senza fondo”, ha tratto dai versi ‘oscuri e velati' dell’italiana lezioni importanti sull’allusività immaginativa. Un altro importante contributo ‘italiano’ alla sua tecnica del collage è venuto a Woodard da Gianni Toti dopo aver visto per caso a Roma uno dei film della sua “Trilogia majakovskijana”.

 

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