THIS POEM KILLS FASCISTS #4 – DEREK WALCOTT, UN LONTANO GRIDO DALL’AFRICA

Derek Walcott

Un lontano grido dall’Africa

 

Un vento scompiglia la fulva pelliccia

Dell’Africa. Kikuyu, veloci come mosche,

Si saziano ai fiumi di sangue del veld.

Cadaveri giacciono parsi in un paradiso.

Solo il verme, colonnello del carcame, grida:

<<Non sprecate compassione su questi morti separati!>>.

Le statistiche giustificano e gli studiosi colgono

I fondamenti della politica coloniale.

Che senso ha questo per il bimbo bianco squartato nel suo letto?

Per selvaggi sacrificabili come Ebrei?

 

Trebbiatori da battitori, i lunghi giunchi erompono

In una bianca polvere di ibis le cui grida

Hanno vorticato fin dall’alba delle civiltà

Dal fiume riarso o dalla pianura brulicante di animali.

La violenza della bestia sulla bestia è intesa

Come legge naturale, ma l’uomo eretto

Cerca la propria divinità infliggendo dolore.

Deliranti come queste bestie turbate, le sue guerre

Danzano al suono della tesa carcassa di un tamburo,

Mentre egli chiama coraggio persino quel nativo terrore

Della bianca pace contratta dai morti.

 

Di nuovo la brutale necessità si terge le mani

Sul tovagliolo di una causa sporca, di nuovo

Uno spreco della nostra compassione, come per la Spagna,

Il gorilla lotta con il superuomo.

Io, che sono avvelnato dal sangue di entrambi,

Dove mi volgerò, diviso fin dentro le vene?

Io che ho maledetto

L’ufficiale ubriaco del governo britannico, come sceglierò

Tra quest’Africa e la lingua inglese che amo?

Tradirle entrambe, o restituire ciò che danno?

Come guardare a un simile massacro e rimanere freddo?

Come voltare le spalle all’Africa e vivere?

 

 

Derek Walcott, Mappa del Nuovo Mondo, Adelphi

(Trad. di B. Bianchi, G. Forti e R. Mussapi)

 

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