POESIE PER LEVANIA – 1 – ANTONIO BUX – FEBBRAIO 2019

 

 

L’IPNOSIMETRO

Andare a capo, si fermerebbe un mondo,

ma chi lo fa se non alcuni poeti, barboni

o quegli orologiai, vedi non hanno studiato

il tempo ma tutto il giorno per ore a fabbricare

alberelli, strade, e paesi di strane persone.

Ci sono posti che si inventano, anche vuoti,

dopo del sole che saluta, dove non giunge

che una sottile impresa, di esseri inutili.

Ci sono e creati stanno apposta da soli

al di là dell’orologio, e per pochi secondi.

Là sono quei posti che le persone

non hanno da fare, e sentimentalmente

vogliono viaggiare tra sogno e ragione.

Per stare solamente, con un cielo dappertutto

lì a brucare anime, e nei corpi le donne,

ma sembra un parlare, sembrerebbe di stare

sì insieme, e non sentire niente. Anche così

provare da soli, un poeta perché gira l’orologio,

e col barbone si sbronza anche stando lontani,

loro sentono lo stesso racconto, e il progetto

di tenere ore in piedi. Non si vedranno mai,

anche respirando in qualcuno o se fermerà

al giusto punto l’orologio, gireranno soltanto

ognuno dentro un mondo distante. Fossero due

che si amano, varrebbe la pena farli dono

o creare un mondo che li sia per sempre.

E invece non sanno, ma nemmeno si odiano,

pur di stare dentro una legge – un ciao o un addio

qualcuno dovrebbe dir loro di esistere -.

Ma si ferma l’orologio, e il barbone non sa

qual poeta, lassù nel meridiano già alto sbronza

il suo cielo, o se da una porta proprio lui lo saluta.

Finiranno addormentati, davvero senza orologio,

e uno strano paese di nebbia, una casa, una donna,

qualcuno sempre insieme che non sa di dover dare,

ma finirà, per andare a capo, e sarà domani

e poi anche ieri, quest’oggi che pare una vita.

 

 

NOTA DI LETTURA

Poesia di corrispondenze rese possibili dall’invenzione di una lingua particolare, che riesce a mimare quotidiani discorsi, ad echeggiare minime chiacchiere, stendendo sul foglio pennellate ampie di frasi in realtà distanti da ogni colloquialità, stirate tra cieli abissali e terre deserte, dove le solitudini non fanno che spiarsi a distanza, quali punte di compasso divaricate al massimo, e il tempo è questione di artigianato paziente o di paziente spreco, fa lo stesso.

LEVANIA

 

 

Antonio Bux (Foggia, 1982) ha pubblicato vari libri, tra i quali Trilogia dello zero (finalista premio Montano, vincitore premio Minturnae), Kevlar (vincitore premio Alinari), Sativi (selezione premio Città di Como), Naturario (selezione premio Viareggio). Di prossima uscita per l’editore Avagliano una nuova raccolta, Sasso, carta e forbici.

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