Giovanni Nolfe – I bagnanti di Mariagemella (Camerota)

Tre metri e cinquanta
o poco meno è alto
il muro del vecchio
cimitero della spiaggia,

località Lentiscelle, frazione Marina.
Quando guardate da una nuvola in alto
in piena estate li vedreste stare
a prendere il sole: le lapidi bianche

e gli uomini vivi distesi sul fianco,
tutti su file più o meno familiari.
Poi, all’ora stabilita, l’uno accanto all’altra
andiamo verso il mare, nel torpore

dell’acqua surreale e cristallina,
e insieme c’incrociamo per nuotare, io
con ciò che resta della vita
e tu stessa con la tua morte antica.

 

La poesia è tratta da Giovanni Nolfe, “Io, o forse un altro”, Lietocolle, 2017

 

L’immagine è un quadro di Claudio Malacarne, “La soglia del corpo”,

olio su tela 100×100 cm, 2017

 

 

Nota di lettura

Si rivela attraverso forti inarcature, che danno ai versi maggiore agilità, l’immagine-chiave della poesia: un piccolo cimitero marino del Cilento che i tempi hanno convertito in spiaggia per l’ozio estivo dei vivi. I piani della vita e della morte si intersecano: lapidi bianche e uomini vivi distesi gli uni accanto alle altre, secondo aggregazioni familiari, si mescolano in un torpore estivo che non facilita la distinzione, si confondono in una prospettiva che guarda la scena dall’alto. A questo senso, quasi vertiginoso, di verticalità che risucchia la scena da una nuvola in alto e che si riferisce a una seconda persona plurale (guardate, vedreste), si unisce un senso di orizzontalità: l’attraversamento del cimitero-spiaggia nel movimento di andiamo. Un noi fatto di io e tu che si guardano e si rispondono in posizione chiastica nell’ultima delle cinque quartine: l’io con ciò che resta della vita e il tu con la tua morte antica. Sono i bagnanti del titolo che procedono verso un mare surreale, ma persino in questo andare resta intatta l’immobilità sospesa che nutre la lirica.

 

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