LEVANIA / NUMERO 7

Il nuovo numero di LEVANIA rivista di poesia è dedicato al tema dell’Altrove, declinato poeticamente nelle sue molteplici accezioni geografiche e metaforiche, laddove il racconto della migrazione e del viaggio si mescola a quell’altrove profondo sperimentato da quanti, esclusi in domestico esilio dal novero dei propri simili per motivi politici, sociali o semplicemente personali, si trovino a fare esperienza di casa nel luogo privato di una propria scrittura o in quello – luogo limite dell’altrove linguistico, e psichico, rispetto agli agi delle pratiche comunicative –dell’idiomatico.

Nel numero, le direzioni di fuga e di viaggio risuonano in un coro di voci nel quale è possibile che noi occidentali ci si riconosca abitatori dell’Altrove di qualcun altro: un altro che si trovi, a sua volta, a fare esperienza di dialogo nella “casa d’altri” di una lingua nuova.

A tali riflessioni sono rivolte la scrittura e le figurazioni delle poete e dei poeti, delle artiste e degli artisti, delle traduttrici e dei traduttori italiani e stranieri, storicizzati ed emergenti, che la redazione ha chiamato a fare questo numero della rivista: e sono Giulia Niccolai e Ann Laiunger, Ahamad Alaa Eddin e Filippo Sciascia, Mohamed Moksidi e Camilla Maria Cederna, Salvatore Di Natale e Carmine De Falco, Vincenzo Frungillo e Mimmo Grasso, Filippo Naitana, Giulia Scuro e Antonio Perrone.

Insieme a loro, una presenza di eccezionale rilevanza: Sándor Márai, l’autore de “Le braci”, “La donna giusta” e “Volevo tacere”, primo traduttore, a ventun’anni, di Kafka; lo scrittore ungherese ha intriso le pagine di Levania 7 della profetica inquietudine di “Orazione funebre”, una poesia celebratissima in patria, tradotta in questa occasione per la prima volta in italiano dai manoscritti originali grazie alla sapiente opera di Amedeo Di Francesco. Márai è «emblema forse senza eguale di quell’Altrove inesplicabile che è stato il secolo trascorso, formidabile dislocatore dell’umano al di fuori dei perimetri della vita praticabile nella pienezza degli affetti e dell’espressione», si legge nell’editoriale; uomo dai molti esili, perennemente in fuga dai totalitarismi, abitò a Berlino, Parigi e negli Stati Uniti prima del soggiorno napoletano agli albori degli anni ’50, prima e dopo il dolce esilio a Salerno, dove visse nascostamente dal 1968 fino agli albori degli anni ’80 (di quel periodo ci dà preziosa testimonianza l’avvocato salernitano Francesco Lembo, che ebbe l’avventura, da bambino, di averlo quale vicino di pianerottolo).

Completano il numero le recensioni di Eugenio Lucrezi, Enza Silvestrini, Enzo Rega, Marisa Papa Ruggero, Paola Nasti ed Emmanuel Di Tommaso sulle recenti opere di Alberto Vitacchio, Mariano Bàino, Amedeo Anelli, Costanzo Ioni, Jean Portante, Laura Liberale ed Eleonora Rimolo.